la vita narrata di un celebre ingegnere e scrittore di Adria,La vita narrata di Gianfranco Scarpari, Apogeo Editore, libri autore

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Gianfranco Scarpari, una vita narrata. Scritti e testimonianze

Gianfranco Scarpari, una vita narrata. Scritti e testimonianze  
Prezzo € 5,00
Codice Autore: Familiari Scarpari
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Ad un anno dalla scomparsa di Gianfranco Scarpari, ingegnere e scrittore, Apogeo Editore ha pubblicato nel maggio 2009 questo libro curato dai familiari, la moglie Brunetta e i figli Giambi e Monica. Riportiamo sotto la presentazione al libro di Antonio Lodo, la premessa dei familiari, la biografia curata da Michelangelo Bellinetti.

Il libro non ha un prezzo di copertina, quello indicato è da intendersi come rimborso spese per la spedizione da questo sito.

 

Presentazione


Questo libro, approntato a un anno dalla scomparsa di Gianfranco Scarpari con amorosa cura dai suoi familiari, la moglie Brunetta e particolarmente i figli Monica e Giambattista, è certamente un atto, importante, di familiare devozione, di affetto privato; ma acquista il carattere anche di doveroso ricordo, di una forma degna di omaggio per un cittadino, per un uomo tanto significativamente importante nella vita pubblica e civile adriese in tanti diversi modi di impegno e di presenza. Gianfranco Scarpari è stato per un cinquantennio un protagonista vivo, intelligente, appassionato pressochè in tutti gli aspetti della vita cittadina, da quello associativo a quello istituzionale a quello politico e sociale. Raccogliendo e proseguendo sul piano professionale la prestigiosissima esperienza del padre, l’architetto Giambattista, egli ha lasciato a sua volta numerose e importanti prove in tanti edifici della nostra Città, contribuendo a conservarne gli elementi più distintamente identitari; unico suo motivo di rincrescimento è stato il cosiddetto “grattacielo”, frutto in realtà di una stagione ancora poco attenta a certi valori, quei valori che tuttavia anche Scarpari stesso avrebbe poi concorso ad approfondire e a promuovere, come mostrano le realizzazioni sue di tanti edifici, palazzi e interventi pregevoli lungo il Canalbianco e in altre zone della Città. Ha contribuito volta a volta a dirigere, organizzare, sostenere associazioni e sodalizi, Enti e gruppi: per dire, dal coro Soldanella, di cui fu Presidente, al locale Rotary; promuovendo iniziative e convegni, suggerendo temi e argomenti; scrivendone, anche, in più riprese, sulla stampa locale. Sempre nell’ottica della salvaguardia del territorio e della Città amata, con l’occhio alle possibilità di uno sviluppo rispettoso della tradizione, da lui tenacemente rievocata e difesa. Svolgendo spesso, discretamente, un lavoro di consulenza vera e propria, segnatamente per le questioni archeologiche e relative al Museo e per gli edifici e le strutture sacre, i cui responsabili si avvalevano della sua competenza appassionata. Non poteva mancare, a un cittadino a tutto tondo quale egli è stato, l’esperienza politica, condotta per breve periodo come Consigliere Comunale e come rappresentante del Partito Liberale, di cui fu per qualche tempo Segretario Provinciale e anche Consigliere Nazionale, negli anni ’60. In qualche modo, per altro, il suo interesse per le vicende politiche, nazionali e soprattutto locali, non venne meno neppure dopo la fine del suo impegno diretto, personale; si informava, era aggiornato, talora sorprendentemente, sulle questioni e sui movimenti dei Partiti e dei personaggi coinvolti. Ogni aspetto della Città, per altro, lo interessava; e lo incuriosivano e lo interessavano le persone. Conosceva e ricordava famiglie, parentele; la sua eccezionale memoria, che sosteneva la sua ampia cultura anche nel campo di argomenti storici e letterari, lo aiutava a delineare genealogie intere di ceppi adriesi, a inquadrare fatti e circostanze con precisione, a citare episodi curiosi o divertenti, a riportare battute, a rievocare figure di rilievo o personaggi stravaganti con pari nitidezza, con sicurezza insieme di dettagli e di giudizio. Scarpari ha dato contributi importanti alla conoscenza del nostro territorio, e in particolare alle forme di architettura quali da un lato le fastose e prestigiose Ville Venete, oggetto di un suo libro fortunato, e dall’altro l’umile casa rustica polesana, con un’analisi che resta un riferimento essenziale. Ha descritto aspetti caratterizzanti del Delta, toccando le grandi questioni connesse, sottolineandone la fragilità e avvertendo – sempre – la necessità di salvaguardarli, proteggerli. A riconoscimento della sua complessiva attività culturale l’Accademia dei Concordi di Rovigo lo elesse “Membro Corrispondente”. Negli anni recenti, infine, deposto il calibro – per così dire – del professionista tanto operoso e impegnato quanto universalmente apprezzato, si è dedicato con sempre maggiore lena, e quasi fervore, all’attività di scrittore di cose proprie. Seguendo il filo della memoria, valore fondamentale alla luce del quale ripercorrere la trama della sua vita e quella della sua famiglia, lo snodarsi delle vicende cittadine in primo piano sullo sfondo di quelle nazionali, ha offerto una serie di racconti e di romanzi contrassegnati da sobrietà di scrittura e da grande eleganza, da una “misura” sentimentale trattenuta ma profonda e sincera, costantemente venati da quella sottile nostalgia che la maturità e la vecchiaia alimentano e usano per dipanare il senso delle cose trascorse. Nel quadro dei ricordi personali e familiari, raccolti affinchè la memoria si conservi per i giovani, emergono i tratti di una complessiva temperie cittadina, nell’ottica di una prospettiva tutta soggettiva che come un fascio di luce gettato di traverso consente tuttavia di dar forma anche alle zone sullo sfondo, meno illuminate. Scarpari ha offerto anche, agli amici e ai conoscenti, l’intelligenza, la cultura, l’ironia della sua conversazione, coltivando nelle passeggiate lungo il Corso quel gusto delle “ciàcole” così tipicamente veneto e adriese che sentiva profondamente; lui, che rimarcava, compiacendosene come di certi tratti da “burbero goldoniano”, la sua origine trentina, lui che dichiarava una postuma fedeltà all’Impero austroungarico, e che aveva voluto aggiungere il nobiliare “di Prà Alto” al cognome più per attaccamento alle radici profonde della famiglia, credo, che per ostentata rivendicazione aristocratica (si considerava aristocratico già così com’era, l’Ingegnere!) Ho sommariamente richiamato le ragioni che hanno reso Gianfranco Scarpari un cittadino eminente, un adriese benemerito, un uomo e un amico memorabile. Non è davvero retorico dire che la Sua scomparsa è stata una perdita, grande, per la Città e i cittadini, e gli amici, oltre che per la famiglia. Questo omaggio e queste testimonianze, di lui e per lui, un po’ confortano, aiutando a cogliere gli aspetti di una figura alla quale tutti noi Adriesi, anche senza saperlo, dobbiamo qualcosa.

Antonio Lodo, Sindaco di Adria

 

Premessa

Uno degli impulsi, forse il più profondo, che alimentava il desiderio di esprimersi e comunicare di Gianfranco, che traspariva in ogni sua opera o scritto e non veniva celato neppure nelle sue conversazioni, era il recupero della memoria delle persone, delle cose, degli eventi che il tempo finisce per travolgere, modificare o sbiadire, fino alla loro quasi completa cancellazione. Per onorare questa sua aspirazione, a distanza di un anno dalla scomparsa, noi familiari abbiamo deciso di raccogliere parte del materiale da lui lasciato, per rimarcare il segno del suo passaggio e poterlo trasmettere agli amici, ai parenti ed a chiunque abbia piacere di ricordarlo. Il lavoro che abbiamo affrontato non è stato di facile elaborazione e realizzazione data la quantità e la diversità di materiale che ci siamo trovati a dover selezionare, ma ci eravamo prefissi alcune finalità che ci auguriamo di aver rispettato e, soprattutto, di essere riusciti a riportare in questa “raccolta”. Il primo proposito era lo sforzo di essere obiettivi, cosa per nulla facile quando esiste un coinvolgimento affettivo quindi: per non scivolare in una trappola emotiva, abbiamo evitato per quanto possibile di inserire parole, didascalie o commenti, a fungere di collegamento o spiegazione tra i diversi brani, articoli e testimonianze, consapevoli che ciò non avrebbe agevolato la chiave di lettura. Il secondo proposito era dare una visione generale e globale del suo percorso di vita non solo relativo all’attività da lui svolta ed all’operato ad essa attinente, evidenziando il suo profondo legame alla città di Adria ed al territorio limitrofo, in quanto nell’ingegnere, nell’uomo politico, nel giornalista, nello scrittore aldilà della persona stessa, risalta, in primis Gianfranco: “cittadino adriese”.Il terzo proposito consisteva nel rifuggire da ogni forma benché minima di celebrazione certi di rispettare in questo gesto non unicamente un nostro desiderio, ma soprattutto una sua volontà, data la sua riservatezza ed il suo noto ironico sarcasmo verso l’eccessivo protagonismo e la plateale ostentazione. Per focalizzare al meglio questi tre obiettivi abbiamo deciso di suddividere il libro in capitoli, senza rispettare una cronologia e neppure una suddivisione logica e ordinata delle fonti, ma ripartendolo per temi, al fine di creare una sorta di parallelismo tra la presenza, la voce di Gianfranco e questi luoghi, selezionando perciò quasi esclusivamente il materiale che a questo legame si riferisse. La scelta grafica e la varietà dei caratteri hanno lo scopo di differenziare la provenienza dei testi, cercando un’attinenza od una somiglianza con quella originale. Nella speranza di essere riusciti a convogliare e rappresentare in questo volume almeno parte di quelle che erano le nostre intenzioni, ma soprattutto di aver interpretato in modo pressoché equilibrato quello che è stato il senso generale del suo vivere, ringraziamo tutti coloro che abbiamo coinvolto nella stesura, quelli che hanno partecipato ed anche quelli che avranno la pazienza di soffermarsi tra queste pagine.
 

Brunetta, Giambi e Monica

 

Biografia

Gentiluomo di raffinati interessi, Gianfranco Scarpari di Prà Alto si laureò in ingegneria civile e intraprese subito la libera professione non tralasciando le passioni che sempre lo accompagnarono: la musica, la caccia in valle, la letteratura. Liberale non solo per scelta politica quanto per naturale educazione, si impegnò politicamente nel tempo più difficile per Adria e per il Polesine. Non rimase estraneo al dibattito che si aprì all’indomani dell’alluvione del 1951, drammatico prologo di una lunga stagione scandita da tante incertezze ambientali, dall’esodo di migliaia di polesani, dall’emarginazione sociale. Sostenne, allora, il dovere di salvare la terra riscattata dalle grandi bonifiche anche a costo di duri sacrifici e nel contempo indicò la necessità di aprirsi verso nuove dimensioni sociali dentro prospettive più vaste così come i rinnovati equilibri europei e il maggiore sviluppo economico suggerivano. E quello fu il tempo in cui il suo impegno civile divenne responsabilità pubblica: consigliere comunale di Adria, segretario provinciale del Partito liberale, consigliere di istituti bancari, rappresentante di sodalizi e di circoli culturali. La passione per la sua terra e l’attenzione per la sua gente lo portò fatalmente a ricercare le ragioni più profonde che legano il carattere dei polesani al senso della civiltà espressa tra Adige e Po. E fu a quel punto che Gianfranco Scarpari si scoprì scrittore. Sulle prime si misurò sui giornali e sulle riviste, poi le sollecitazioni di lettori e di amici lo portarono a scrivere testi più compiutamente organici. Il primo libro fu “Le Ville Venete”, edito nel 1980: storia e analisi delle testimonianze architettoniche più alte tra il Quattrocento e il Settecento nel nostro territorio. Nello stesso anno licenziò “La casa rustica in Polesine”: studio approfondito e amorevole sulle realizzazioni edilizie, forse minori dal punto di vista estetico ma certamente molto significative sul piano dell’evoluzione sociale. Tre anni più tardi fu la volta di “Il Delta del Po natura e civiltà”, un inno alla portentosa realtà dominata dal grande fiume. Poi scrisse e curò “Le ville della provincia di Rovigo” e, infine, “Vivere nel Delta” con le immagini di Fulvio Roiter. Catturato, come dice Toni Cibotto, dal fascino della scrittura, a quel punto Gianfranco Scarpari si è cimentato su di un’altra armonia espressiva, vale a dire ha incominciato a scrivere una serie di opere in chiave autobiografica destando l’interesse della critica letteraria. Ed ecco, allora, “La casa là” del 1993, “I piccoli peccati” del 1995, “Valzer imperiale” del 1998, “Gli alberi della memoria” del 2000, “Gli anni della cornacchia” del 2002 e “Una corsa nel tempo” del 2004, vincitore del premio nazionale “Settembrini”. Sono tutti libri di memorie, memorie che Gianfranco Scarpari ha filtrato attraverso l’ordito mediato dal tempo. La fantasia lungo quelle pagine altro non è che una concessione elargita dalla trasfigurazione del ricordo. Con i testi dedicati alla civiltà territoriale ed all’architettura veneta, questi libri di ricordi testimoniano in modo perfetto il carattere di Gianfranco Scarpari, ciò che per lui rappresentò – al di là della dedizione alla famiglia – la sua identità più profonda.

Michelangelo Bellinetti





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