Sicutèra nun prinsìpio è la preghiera dei nonni veneti raccontata da Beltramini Romano, testo scritto in dialetto, raccolte di memorie e radici

Utenti online: 12
Login  -  Registrati: Privato Azienda

Riepilogo Carrello


Totale carrello: € 0,00

Cerca nel sito

Seguici anche su:

Home  »  Le radici

Romano Beltramini - Sicutèra nun prinsìpio

Romano Beltramini - Sicutèra nun prinsìpio  
Prezzo € 15,00
Codice Autore: Romano Beltramini
Disponibilità Disponibile
Condividi
Quantità

x
Nome: *
Cognome: *
Città: *
Provincia: *
E-mail: *
Telefono:
Messaggio: *
Stringa di controllo *

Cambia stringa di controllo
   
 

I campi contrassegnati con * sono obbligatori.

Il trattamento delle informazioni è svolto nel rispetto del D.L.G. 196/2003 sulla tutela dei dati personali. L'utilizzo è solo a scopo interno e ne viene garantita la massima riservatezza.

- L'argomento del libro

Primi anni '90 nel Delta di fine secolo.
Adria ed il Basso Polesine, terre di antica e di recente origine; rinnovano, nella vivacità di ogni giorno, il sapore della vita con i suoi momenti di saggia alternanza. Cielo grigio o sereno, fatiche o riposanti momenti di meditazione, dolori e gioie, tutto nel palpitare di un disegno che sviluppa sapientemente, nel nome di Dio, la storia della Sua terra e della Sua gente.
"Sicutéra nun prinsìpio" e la preghiera, nel gustoso dialetto dei nonni, si rinnova speranzosa.
Il grande fiume, il Po, trasporta, intanto, il canto quotidiano della gente, con i suoi alterni umori. A volte lento e maestoso, altre irrequieto e turbolento, sempre, comunque, a segnare la generosità e l'animo buono della grande pianura.

 

I è curiosità, ma l'è anca storia polesana ca va scritta perchè l'e deventà un vanto de la nostra area, ma anca de la nassion.
    Polesine, tera de cultura, de letere, de arte. Pararia stran pensare che gente ca se bate ancora ancuò per na economìa de diffìssile sviluppo per fermare l'emigrassion de la so gente, gavesse el tempo de pensare a la cultura, ma, forse, proprio perchè lè un territorio da fiaba, a ghè el tempo  e el modo de sviluppare il pensiero. Se podarìa fare un lungo elenco de nomi celebri per cultura, lètere e arte e disegnare la storia de sta gente ca fato storia al mondo...
…..per el momento ne basta segnare a l'ativo come la cultura continua a vìvere felice tra la nostra gente custode atenta de un passà de prestigio e sempre vivace agitatrice de un parolo dove el fogo de la sapiensa cusina delissie de arte e de storia.


----


 

- Biografia

Romano Beltramini é nato a Padova e risiede in Adria, via Angeli 27. Diplomato ragioniere é stato occupato per quarantanni presso Istituti di Credito.
E' stato, per tredici anni,alla presidenza di Istituti Scolastici nella provincia di Rovigo.
Ha ricoperto funzioni di Giudice Popolare presso la Corte d'Assise di Rovigo e presso la Corte d'Appello d'Assise di Venezia. Ha operato nello Scoutismo polesano anche quale massimo dirigente.
E' fra i fondatori della Pro Loco di Adria.
Dal 1954 fino al 2008 ha fatto parte
del Coro "Soldanella" di Adria che ha anche presieduto per sette anni. E' stato Coordinatore generale della Rassegna Nazionale Corale "Città di Adria" per trentuno edizioni; detto concorso ha ospitato oltre 700 complessi corali italiani e stranieri.
Iscritto all'Albo Nazionale dei Giornalisti Pubblicisti nel Collegio di Venezia dal Giugno 1990.
Suoi articoli sono apparsi su "Il Resto del Carlino", "La Settimana", "Musica Insieme", "Il Gazzettino", "La Cartellina", "La Piazza", "Bloc Notes", "Il Giornale di Rovigo", "Il Quadrivio", "Appunti", "Naia Scarpona", "Quatro Ciàcoe", "Ventaglio Novanta", periodici di cultura, arte, turismo e tradizioni.
Premiato al concorso nazionale di poesia dialettale "Le Muse"di Padova, ha fatto parte delle commissioni giudicatrici del premio nazionale di poesia "El Burchielo" di Venezia e del premio di saggistica dedicato all'umanista adriese Giuseppe Cordella.
Ha curato la narrativa di documentari, filmati, recitals musicali, tenuto conferenze, incontri culturali e letterari presentando libri ed autori di narrativa, saggistica e poesia presso circoli e circuiti culturali.
Suoi scritti e recensioni sono su pubblicazioni nazionali di letteratura, arte e turismo.
Nel 2007 ha pubblicato il libro "Adriòti" per l'Editrice Apogeo di Adria.

Adria, venerdì 9 ottobre 2009, a casa di Romano, intervista di Cristiana Cobianco

- Romano Beltramini una vita all'insegna di...
...di lavoro e anche di interessi "extralavoro", di appartenenza associativa a livello culturale e ricreativo in città. Tutte queste esperienze ho avuto la possibilità di rifletterle anche in quello che ho scritto... e questo è solo il corso della vita che lo permette; è  brutto dirlo perchè vuol dire "ca so deventà vecio..."

- Come si definirebbe?
Chi lo sa? Mi definisco una persona normale che, oltre al proprio lavoro, ha cercato di interessarsi ad altro, di fare esperienze diverse: ho scritto brogliacci per documentari, ho presentato libri di poesie e racconti. Con ciò vorrei immediatamente dire che non sono un letterato, sono un amatore, m'arrabatto e riesco anche a cavarmela.
    Ho vissuto in una famiglia abbastanza modesta, mia mamma era una sarta ed ha faticato anche economicamente per farmi diplomare ragioniere, anche se non era il diploma che mi piaceva. Avrei voluto fare le magistrali, ma costavano troppo. Comunque il diploma di ragioniere mi ha permesso di sostenermi economicamente, permettendomi un certo benessere, e quello che non ho realizzato pienamente nel lavoro l'ho cercato altrove. Con la pensione poi, si è ampliato ulteriormente il mio tempo libero, con un unico inconveniente: l’eta. L’età porta esperienza, ma fa anche calare l’attenzione e le forze da dedicare al proprio interesse. Io ritengo che ogni persona nel corso della propria vita, a latere del proprio lavoro, debba interessarsi a qualcosa di diverso. Non dico che debba farlo antropicamente, occorre però arrivare alla pensione dicendo: "Quest’anno ho delle ferie più lunghe". Non bisogna  limitare i propri interessi.

- Ha dedicato "Adrioti" a sua madre. Perchè la descrive come un’educatrice straordinaria?
    Mia mamma mi faceva rigare dritto, sapeva scegliere in ogni momento la strada che dovevo prendere, dagli scout alle insegnanti del doposcuola. Certo era dura, ma a latere della scuola “ufficiale” ho avuto dei ripetitori straordinari come la signora Selene di cui parlo proprio in "Adrioti".
 
- I suoi libri e i suoi articoli sono permeati da un'allegra nostalgia di tempi e personaggi passati e da un amore appassionato per il nostro territorio e le sue tradizioni, senza sottrarsi anche a valutazioni politiche. Ma qual'è la filosofia alla base della sua opera di divulgazione?
    Penso che qualunque persona, quando avanza con l’età, abbia nostalgia dei suoi tempi passati, perchè li rivede in un'altra forma. Un pò come con la scuola, che quando la vivi non è che la odi, ma certo non la ami; poi, a distanza di tempo, rivedi i tuoi insegnanti e i tuoi amici in altre forme... che ti fanno riafforare questi ricordi e saltar fuori queste emozioni.
    E, poi, c’è un fatto: andando avanti vedi scomparire alcune persone; poi c’è la storia del vecchio che critica il giovane. Oggi fatico di più a capire il presente; avevamo una vita più semplice, con minori supporti tecnici. Erano "tempi" più semplici. C’era più gente che abitava ad Adria, era molto più vivace la città, come la ricordo io. Da bambino assorbivo cose a cui allora non davo peso; oggi le ho trasposte, anche burlescamente in certi momenti, ma mi confortano nel dire che ero un bambino attento. In effetti, alcune cose le sottovalutiamo, adesso mi sono accorto che a distanza di anni questa quotidianità aveva un valore particolare.
    Ci sono dei valori che scompaiono con quelle cose semplici. Mi fai tornare in mente quando passava la lattarola... in coppia con il marito che vendeva le galline.
    Per concludere, direi che non c’è una filosofia vera e propria, se una filosofia c’è non è solo mia personale. C’è nostalgia che emerge  e amore per il passato e la mia terra...

- Non è facile scrivere in dialetto... perchè la scelta del dialetto "adrioto"?
      Perchè l'ho sempre parlato fin da bambino...
Mi sono cimentato con il dialetto la prima volta con la rivista "Quatro ciacoe" .
Chiesi in quell'occasione: "Come faccio a scrivere...?", "Scrivi come parli" mi risposero, "meglio se riesci a recuperare qualche termine vecchio che sta scomparendo".
Con tutto questo, non vuol dire che il mio dialetto sia perfetto, io ho la mia maniera di scriverlo; certi termini dialettali sono così esaustivi che nella traduzione in italiano mi sono spesso trovato in difficoltà a trovare equivalenti validi che mi diano la stessa soddisfazione del termine dialettale.

- Qual è il personaggio di "Adrioti" che le è più caro?
    E’ difficile fare una scelta. Però, ad esempio, la maestrina Belloni,  a me ha toccato il cuore. Mi dispiace non averne potuto pubblicare la foto che ho recuperato solo in seguito.
Mi sembra di vederla, pensare a questa figura mi intristisce ancora. Lei e la madre gestivano quello che allora poteva essere paragonato al nostro asilo nido, con il tempo cadde in disgrazia e si dedicò al bere. Quella donnina piccolina, che camminava con quel bastoncino e che purtroppo tanti disgraziati sfruttavano perchè a lei piaceva il bicchiere e facendole cantare le canzoni dei bambini in piedi sul banco dell’osteria... e io dentro di me pensavo all’amarezza di quella personcina di cui creavano uno zimbello.
Ma con ciò, direi che ogni personaggio ha la propria caratteristica: Selene la mia maestra severa  ha fatto patire me e molti miei amici, Basilio Mela è uno zio di mia moglie, Piero Orbo era un tipo caratteristico... e c'è anche qualcuno di cui non ho potuto scrivere.
Chiaramente un certo successo "Adrioti" lo ha avuto, perchè le vecchie cose piacciono sempre,  sentimentalmente toccano il cuore e ti riportano all'età giovanile...
A distanza di anni rivedi volentieri il tuo tempo, questi personaggi vivevano quando io ero ragazzino,  ne sentivo parlare in casa, li vedevo per strada poi, crescendo, reperivo altre notizie. Ad un certo momento mi è venuto lo sfizio di dire: "Perchè non comincio a buttar dentro un personaggio alla volta su "Quatro ciacoe"? Mi sono saltate fuori queste figure minori, se si vuole figure caratteristiche, delle macchiette, che però rivelavano una certa simpatia particolare con la loro maniera di fare. "Sempliciotti", tutto sommato, che però lasciavano un tipo di immagine che si godeva allora, ma che sparirebbe nel tempo perchè nessuno va più a perder tempo con questo tipo di persone...

- Non ci sarà un Adrioti due? Tra i due libri pubblicati per Apogeo quale preferisce?
    Ho dei personaggi, ma non è che io sia Pico della Mirandola; questi sono già 65, potrei aggiungerne una ventina.
Direi che preferirei fare un secondo "Sicutèra nun prinsipio", di cui ho almeno altri 200 inserti da selezionare. Qualcosa di diverso ho pubblicato sul "Ventaglio" e in altre riviste; sarebbe mia intenzione raccogliere anche quel materiale, perchè chiaramente una rivista uno la prende e la legge, talvolta legge anche solo qualche articolo, ma chi non la segue non può usufruire di questo lavoro nella sua completezza. Il lavoro di raccolta e compendio ed è quello che ho fatto con "Sicutèra nun prinsipio", in cui ho riportato una serie di articoli. Lì ho sentito l'esigenza di trasportare gli articoli in italiano per renderli maggiormente fruibili affinchè chi non conosce il nostro dialetto non si trovi in imbarazzo.

- Il suo libro preferito?
Non ho un libro in particolare preferito, posso dire che molto mi piacciono i racconti di montagna. Sto leggendo quel "disgraziatissimo" di Mauro Corona, che non ho conosciuto direttamente. Il suo libro "Neve" mi lascia perplesso, scrive benissimo, mi fa venire  l’ansia quando lo leggo, ma ci sono certi particolari che mi ricordano personaggi inquietanti che ho conosciuto nella mia esperienza di giudice popolare (in particolare il serial killer Stevanin di cui ho seguito il processo).

- Qual è lo scrittore che predilige?
Direi che non ho uno scrittore preferito, barerei se citassi qualcuno al posto di un altro.

- E la città che ama particolarmente?
Ti devo dire Adria, a seguire Venezia e Padova dove sono nato, anche se è molto cambiata negli ultimi tempi. Dico la Padova di quando ero bambino. Io ho studiato anche a Padova, però non mi ritrovo più in quella attuale, anche se i suoi riferimenti principali restano.

- Qual è il personaggio storico o letterario che più l’appassiona?
Ti dirò che ciascuno ha i suoi lati positivi e negativi, ad esempio Napoleone fu un grande personaggio ma anche un grande disgraziato, che andava a conquistare distruggendo più che creando. Ma è stato un personaggio decisamente interessante perchè è riuscito a fare delle conquiste irripetibili molto velocemente.
Se andiamo un pò più indietro anche tra gli imperatori romani ne trovo di interessanti. Penso in particolare ad Adriano.

- Il film del cuore?
Non è che frequenti molto il cinema, ma a me piace moltissimo “Balla coi lupi”.
Mi piacciono, poi i cartoni animati vecchi. Sono innamorato di "Fantasia" di Walt Disney per le musiche classiche appropriatissime e sviluppate perfettamente.

- Qual è la canzone dei ricordi?
Ne ho molte, mi portano a tempi lontani. Mia mamma che faceva la sarta aveva in laboratorio una radio sempre accesa e ascoltavo tutte le canzoni. A quei tempi, anni quaranta inizio cinquanta, alla radio c’erano l’Orchestra Angelini, Pippo Barzizza che andavano di moda e in particolare, in famiglia eravamo amici di Silvana Fioresi. In quel tempo di guerra Silvana Fioresi era una cantante che andava per la maggiore, vennero poi Nilla Pizzi, Carla Boni. Erano canzoni molto semplici, però mi piacciono ancora. Ricordo con gioia: "Cavallino corri e va", "I pompieri di Viggiù", "Passa la diligenza". Le imparavo subito.

- Il quadro che la rappresenta?
Sono un innamorato del Caravaggio, mi piacciono i Macchiaioli e anche gli Impressionisti, ma non riesco a fare la scelta di un quadro in particolare. Ci sono delle opere che mi lasciano a bocca aperta: la Madonna del Lippi ad esempio, bellissima. Conservo tante di queste immagini che vorrei mettere a corredo dei miei progetti.

- Il suo sogno più ricorrente?
Devo dirti: "tirare a lungo". Ho 70 anni e vorrei andare avanti. Tante volte vedo progetti di ponti e strade e comincio a chiedermi se arriverò io a vederle finite.  Ho settant'anni e mi chiedo:   "Quanto posso ancora vivere?". "Se la me va ben altri 10 - 15 o forse 20 ani". Il tempo si è accorciato e quindi vorrei andare avanti, "non se sa mai che pilole ch’inventa". Il desiderio è di portarmi avanti, chiaramente mantenendo il più possibile la lucidità. Io penso, comunque, che quando uno non è più lucido di mente spesso non se ne accorge e quindi nemmeno soffre.

- I prossimi progetti?
Sono combattuto se pubblicare una raccolta di poesie o altro. Io, per tradizione ogni anno a Natale, scrivo una poesia in dialetto e/o in italiano poi me la leggo e mi commuovo. Ce n'è una in particolare che ho dedicato alla mia nipotina... ogni volta che la leggo mi emoziono. Vorrei inserire anche delle immagini di natività. Sia per il  Natale che per la Pasqua ho scritto  molti articoli e questi potrebbero essere raccolti in  un libretto spirituale.

- Rassegna stampa





Condividi
Feed RSS Subscribe


Contrassegno  PayPal / Carta di credito  Bonifico Bancario  Bollettino di c/c postale  In contanti c/o Negozio