Daniela Zampirollo scrive un libro dove racconta la malattia che l'ha colpita, Era d'estate Io e il signor Parkinson di Daniela Zampirollo, emozionante libro che racconta la storia vera della malattia

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Daniela Zampirollo - Era d'estate. Io e il signor Parkinson

Daniela Zampirollo - Era d'estate. Io e il signor Parkinson  
Prezzo € 13,00
Codice Autore: Daniela Zampirollo
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- L'argomento di questo libro:

Daniela incontra nella sua vita il Signor P., personificazione innominabile di una malattia che temi ma che devi accettare come un compagno inseparabile che ti avvolge e ti soffoca lentamente; sentirti dire che hai il Parkinson, soprattutto nel pieno della vita, dà un senso di impotenza, non solo perchè colpisce la tua fisicità, ma soprattutto perchè la malattia neurologica, in quanto tale, evoca sempre l'idea della perdita del proprio controllo e quindi dell'espressività individuale del nostro essere razionale e relazionale con il mondo. L'angoscia e lo sconforto, commisto con la voglia di combattere e di non accettare il destino, convivono ogni giorno in ogni nostro atto e pensiero e per quanto ci sforziamo non ne veniamo a capo, perderemmo... Questa è la risposta che il nostro subconscio ci dà e che non possiamo eludere, perchè significherebbe ingannare noi stessi; è il confronto che ogni essere umano ha con la malattia e la morte che ci ricorda i limiti della nostra “finitezza”.

“La vita è bella!”

 

 

 
- Adria, sabato 24 ottobre 2009, a casa di Daniela, intervista di Cristiana Cobianco

- Ci parli un po' dei tuoi libri?
  I primi due “E io come loro” e “Tempo di girasoli” sono libri di poesie, mentre il libro azzurro “Era d’estate” è un diario e in quest'ultimo racconto  la conoscenza del Signor Parkinson e la rabbia per la mia malattia. Nei primi due ci sono poesie ma la parte più importante è senz’altro in “Era d’estate”.
L’altro libro di poesia “Il pescatore di ricordi”, è sul tema del ricordo, ricorrente in  tutta la mia poesia. La mia vita è stata un susseguirsi di eventi tristi, ma anche di tanto amore.
Se penso alla mia vita passata sento che rifarei tutto quello che ho fatto, pur con quello che è successo, perché di eventi tristi ne ho vissuti fin da bambina.

- Quali sono le diverse spinte emotive che hanno ispirato i due libri di poesia?
 “E io come loro”, senza dubbio, è stata una reazione a quello che mi è successo. “Tempo di girasoli” l’ho scritto perché volevo far capire che non mi sono successe solo cose tristi, molta gente mi rimproverava per questo. Ho avuto l’esigenza di far capire che nella mia vita non c’è solo tristezza, ma anche tanto amore. Sono passati 35 anni da quando ci siamo sposati, e pensando al passato trovo che con mio marito Gianni, nonostante non siano stati tutti anni belli, la bellezza di quello che c’è stato c’è ancora.

- Lo scrivere è un bisogno tuo prettamente personale o pensi anche ai tuoi lettori?
Direi ad entrambi. Diciamo che i momenti di sfogo servono principalmente a me. Poi però penso a chi mi leggerà. Mi fa piacere che persone che hanno letto “Era d’estate”, pur non conoscendosi tra di loro e non conoscendomi, hanno dato tutti la stessa risposta: “Leggendolo era come se le parole uscissero dalla mia bocca”, ed erano non solo persone malate di Parkinson, ma anche persone affette da altre malattie o parenti di ammalati.

- E i tuoi lettori non ammalati?
Non c’è stata molta differenza, anche se in tanti mi hanno detto: “Io che non ho niente mi sono sentita in colpa perché anche se non ho niente a volte mi lamento lo stesso per delle stupidaggini”. Io a mia volta ho risposto che non devono sentirsi in colpa, perché chiunque, compresa me, fintanto che non succede niente di brutto, considera brutto solo quello che fino a quel momento ha vissuto come tale. Come un bambino a cui si dice “Ma che pensieri puoi avere tu che hai solo tre anni e vai alla materna!”: per lui che ha tre anni si pretende lo stesso sentire di un ragazzo che va all’università. Non posso accettare che una persona mi dica di essersi sentita in colpa perché sana.

- E non pensi che anche i sani possano, dopo averti letto, aver meno paura di un'eventuale malattia?
Sì lo penso. Mi raccontano che dopo avermi letto hanno cominciato ad apprezzare in modo diverso le piccole quotidianità.  Mi torna alla mente la prima volta che ho visto il quadro in copertina ad “Era d’estate”. Quando sono tornata  a casa ho scritto una poesia e immediato è stato il bisogno di farla leggere al pittore che ancora non conoscevo. Lui mi ha risposto “Io con il mio quadro ho mosso in lei delle sensazioni, lei con la sua poesia è riuscita a muovere in me le stesse sensazioni. Io sono contento perché il mio messaggio è arrivato e lei può essere contenta perché anche il suo messaggio è arrivato.”

- Come descriveresti Daniela?
Ad un corso di scrittura creativa, durante un'esercitazione in cui avevamo il compito di descrivere un nostro compagno di corso, una signora descrivendomi ha scritto “Daniela è un tenero pulcino con l’artiglio da felino”. Ha reso l’idea perché sono proprio così.

- Il tuo libro preferito?
Io ho sempre letto tantissimo, poi ho avuto un periodo in cui non riuscivo a leggere niente, sia per mancanza di concentrazione che per il calo della vista. Ho letto molto Stephen King e Dacia Maraini, mi piacevano molto Leopardi e Foscolo, ho letto anche tanti libri di psicologia.
Un libro che mi è piaciuto tantissimo e che continuo a comprare e regalare è quello di Donatella Bisutti, “La poesia salva la vita”. L’ho scoperto dopo aver cominciato a scrivere, ma è un libro che continuo a leggere, rileggere e regalare.
Mi piaceva moltissimo Vivian Lamarque, ho avuto un paio d’anni in cui era diventata un’ossessione, ma poi ho capito perché. Avevo letto dalla parrucchiera una sua poesia  che aveva come tema la “casa”. Io ero all’inizio della malattia ed ero alla ricerca di qualcosa che mi potesse aiutare. Sono andata a trovarla a Milano e siamo rimaste anche in contatto. L’esperienza di incontrarla è stata bellissima; una persona senza età, piccola e minuta, la casa piena di libri, montagne di libri sparsi sul pavimento, mischiati con i giochi del nipotino. Mi disse di scegliermi un libro perché non aveva niente da regalarmi, e io ne scelsi uno per bambini e poi mi regalò degli ovetti di cioccolato pasquali. Il libro mi è servito in quel momento ma dopo, a seconda degli avvenimenti che mi accadevano, i miei gusti sono mutati.
Al momento è il libro di Donatella Bisutti che tengo sempre in borsa perché lo regalo frequentemente, poi torno a casa e vado da Paolo all’Apogeo ad ordinarmene un altro.

- Il quadro che più ti rappresenta?
Dei miei quadri, “l’occhio” che diventerà la copertina del seguito di  “Era d’estate”, che si chiamerà “Ti tengo d'occhio”. Ho dei ricordi che risalgono all’anno d’età; secondo me, non è vero che non si possono ricordare le cose di tanto tempo fa, perché dipende da come e da quello che hai vissuto. Io sono sempre stata portata ad osservare, mi mettevo sotto il tavolo o sotto una sedia e guardavo. Nella mia casa c’erano sempre tante persone, ma nessuno ti spiegava il perché delle cose. Era quasi una regola: “le cose le dovevi capire da sola”, quindi sono stata abituata a farlo fin da bambina. L’occhio mi rappresenta perché sono io che osservo.

- Altri artisti che ti piacciono?
Mi piace tantissimo Van Gogh. Mi piacciono l’autoritratto, i girasoli e i suoi campi di grano al sole.

- E la tua città preferita?
Parigi mi è rimasta nel cuore. In Italia mi piace molto l’Umbria.

- Il film che riguardi sempre volentieri?
“La vita è bella” di Benigni.

- La canzone dei tuoi ricordi?
E’ legata a Baglioni: “Questo piccolo grande amore”. E’ uscita proprio contemporaneamente al nostro innamoramento.

- Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ho un progetto: imparare a suonare la pianola. Me la sono fatta regalare.
Quando c’era mio papà mi prendeva in braccio e mi faceva suonare sul tavolo il pianoforte che non c’era e mi diceva: “Tu diventerai una pianista perché hai le mani da pianista”. Lui è morto in novembre quando avevo 6 anni e a gennaio la befana mi ha portato un piccolo pianoforte e per tre anni ogni anno la befana mi portò pianoforti sempre un po’ più grandi. Ma quando il pianoforte da regalare diventò troppo costoso cambiarono regalo. Quindi a me è rimasta la musica da imparare.

- Hai in progetto un nuovo libro: “Ti tengo d'occhio” che sarà il seguito di “Era d'estate”, tre anni dopo. Ce ne parli?
In “Era d’estate” il primo il messaggio che passa è quello di una persona a cui improvvisamente è cambiata la vita e, nonostante la rabbia, cerca di reagire perché capisce che può continuare a vivere facendo tutto quello che ha sempre fatto e anche di più. Con la malattia si è scatenata in me una volontà di fare che prima non avevo.
Il nuovo libro evidenzia una consapevolezza della malattia,  che c’è e andrà come deve andare, ma denuncia anche la mia paura del domani. Mentre nel primo ero tutta presa dalla scoperta della malattia documentata quotidianamente,  nel secondo non esiste più il diario del giorno per giorno, posso stare anche mesi senza scrivere. Però, quando riprendo,  c’è la consapevolezza di qualcosa che non potrò mai più scrollarmi di dosso.
Nella copertina ci sarà anche un richiamo all’altalena del libro precedente, che oltre ai miei stati d’umore rappresenta anche il decorso ad alti e bassi della malattia.
Sono consapevole che i miei scritti possono essere contraddittori. C’è il giorno in cui vedo tutto rosa, sono combattiva e faccio coraggio agli altri. Poi invece c’è il giorno in cui tutto è nero e ho bisogno di farmi ascoltare, di farmi sfogare. Ci tengo che questa doppia faccia si conosca  perché chi ha questa malattia o chi è colpito da altre malattie ci si ritrova. Non posso far finta sia tutto bello.
Sento il Signor Parkinson, che continuo a chiamare con rispetto Signore, che si è costruito una casa dentro di me, una casa che si allarga con il passare del tempo. E io lo so e lo sento. Infatti la copertina che ho scelto è il mio quadro che rappresenta un occhio: ”Ti tengo d’occhio… tu continui a sgomitare dentro di me, ma io non ho intenzione di mollare!”

- Rassegna stampa

 

 

 

 

 





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