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Il libro, composto da 136 pagine con numerose illustrazioni a colori, si avvale della prefazione del Prof. Gilberto Pizzolato dell'Università di Trieste, dell'introduzione del Prof.Giuseppe Pastega, mentre la parte conclusiva: “per saperne un po' di più su questa malattia” è curata dal Prof. Stefano Gustincich, della SISSA di Trieste, cui andrà devoluto il ricavato della vendita del volume.
Riportiamo l'introduzione del Prof. Pastega al libro:
Nelle prime pagine di questo nuovo lavoro Daniela afferma: “Non mi ritengo una scrittrice, ma piuttosto una persona che conosce bene il suo corpo fino a coglierne le sensazioni più nascoste e poi so darle alla gente così come sono, senza togliere e senza aggiungere nulla.”
E’ proprio così. La malattia ha portato Daniela a un drammatico e coraggioso ascolto di se stessa, ad una analisi di ogni minima sensazione, di ogni più piccola percezione fsica e psichica di sé.
Ma questa incessante autoascultazione si traduce in bisogno di comunicare con gli altri, di dire e testimoniare agli altri la sua vicenda.
Lo strumento che sceglie è ancora una volta la parola, semplice, diretta, ma estremamente effcace. Una parola che ti colpisce come un pugno nello stomaco, ti cattura e ti costringe a consentire con lei la lotta durissima, continua e ormai decennale contro il signor “P.”
In questa lotta le sue armi sono appunto le parole, come in “Era d’estate”, di cui “Ti tengo d’occhio” solo a prima vista può apparire il seguito, poiché in realtà ci troviamo di fronte a un libro diverso nello stile e nel contenuto.
L’alternanza di prosa e poesia sembra la stessa, la parvenza di diario anche. Ma è cambiato l’atteggiamento, è cambiato il tono, con un andamento più dinamico in un continuo incontro-colloquio col lettore in cui sono presenti momenti di rifessione amara, di rassegnazione, di ribellione.
Fin da subito appare quasi uno sdoppiamento di personalità, che si esprime nella continua presenza della gioia di vivere in contrapposizione all’angoscia per il futuro, nel bianco e nero della giornata, nell’ottimismo e nel pessimismo.
Compaiono spesso in queste pagine due forme verbali: “voglio” come affermazione della propria personalità; “vorrei” come limite della propria fisicità recatale dal signor “P.”
E’ una continua duplicità, a volte in pagine contrapposte, quasi si esprimessero due Daniele: la vera Daniela, solare creatura, aperta alla vita, e il suo specchio, la Daniela che ha dentro il signor “P.”, la Daniela che ha paure, esitazioni, sconforti.
Questa contraddizione in alcune pagine di prosa e poesia, vere e struggenti, rappresenta appunto quella auscultazione di sé di cui si è detto. Daniela scende nel suo più profondo io, alla ricerca dei momenti che più hanno lasciato una traccia dentro di lei, e li porta alla luce con estrema semplicità e verità, quasi con disarmante candore, anche quando prevale l’ombra oscura, il negativo, la notte dei pensieri. Mai critica inconsapevole, poiché nella sua scrittura, pur di fronte alla malattia, è presentela coscienza pronta e vigile, sempre combattiva.
L’andamento per contrari spesso presente nella narrazione con l’alternanza, come si è detto, di momenti di felicità pura e altri di profondo dolore, è percettibile dal lettore. Basti pensare a “Non si può vivere” una delle poesie più rappresentative: il signor “P” ha attaccato il fisico, ma ora subdolamente sembra attaccare anche la psiche. Ma Daniela lotta ancor di più con la strenua resistenza di chi non vuole assolutamente cedere. Questa volontà di “donna coraggio” è esplicitata nella annotazione conclusiva dell’11 luglio 2009, che intitolerei “l’elogio della parola”.
Per Daniela la “parola” è lo strumento di autoanalisi, di espressione di sé, del proprio vissuto, del proprio intimo, del positivo e del negativo che sta vivendo, ma è anche lo strumento di comunicazione e di sintonia con il mondo, è abbraccio fraterno con gli altri, condivisione dei propri pensieri, strumento contro il signor P., ultima e unica arma di affermazione di sé, messaggio lanciato agli altri per aiutarli a vivere: “allora vorrà dire che ho vinto io”!
Recensione a cura di Lucia Beltrame Menini su Literary n.1/2011:
“Adesso le parole mi fanno compagnia. Riempiono il mio futuro e sono di aiuto a chi non le sa trovare dietro di sé…” recita la dedica del libro. Si tratta di un’opera che colpisce all’istante, come ci appare alla vista, non solamente per il grande occhio rosso, interrogativo, che domina la copertina, ma per “l’ospite” severo, che fa violenza e che fa da grande padrone nella vita di questa scrittrice: il signor P, come lo chiama lei severamente, vale a dire il signor “Parkinson”.
Daniela Zampirollo, dopo alcune raccolte di poesie e di un suo primo libro in prosa Era d’estate, io e il signor Parkinson, in questa sua seconda opera, pur davanti all’inasprirsi del male, si manifesta come una cascata di vita che travolge il lettore con la sua energia e l’intensa voglia di vivere. La grande determinazione dell’autrice sfocia nella capacità di ascoltarsi fino in fondo e diagnosticare lei stessa i disturbi che avverte, registrando puntualmente tutte le sue sensazioni ed emozioni, a volte belle, a volte brutte: così le annota tutte, spinta dal bisogno impellente e salvifico che la spinge a scrivere, sia in prosa che in poesia. Così ci regala una vera lezione di vita, momenti preziosi, che ci fanno provare e condividere con tanta commozione i suoi stati d’animo. Dalle pagine emerge chiaramente quello che intende dire: è praticamente un diario d’anima, scritto proprio per buttar fuori pensieri belli e brutti, paure, titubanze, considerazioni, domande:
“Sono ormai tante le cose che non riesco a fare… per esempio, anche lavarmi i capelli. Infatti, se devo fare lo stesso movimento con entrambe le mani, la fatica è maggiore. Eppure, nonostante io noti anche questi piccoli cambiamenti, ancora adesso, dopo dieci anni di malattia, chi mi vede fatica a capire che io abbia il Parkinson. Queste malattie degenerative non ti lasciano scampo: sai con sicurezza che andrà sempre peggio, un po’ alla volta perderai la tua autonomia e se non sai reagire entrerai nel circolo chiuso della depressione.”
L’autrice poi si chiede: “Cosa scrivo a fare se non sono capace di tirare su il morale a chi ha la mia stessa malattia? D’altra parte, però, l’ho sempre detto: voglio che chi mi legge mi senta sincera. Solo così sarò credibile. Sì, la verità prima di tutto… anche se a volte è dolorosa.”
Ma in mezzo a tanto sconforto e a tanto disagio, colpisce e commuove il mondo d’affetti che circonda l’autrice che lei avverte con somma gratitudine, circondata com’è da amici, da attenzioni familiari che la proteggono amorevolmente. E quando c’è amore tutto diventa più facile; indispensabile l’aiuto, la competenza e il supporto prezioso dei medici, suoi angeli custodi, che la seguono continuamente e che provvedono a prescrivere di volta in volta la terapia più indicata, con delicatezza e pazienza infinite.
Certo l’autrice è sempre in lotta con il suo male, ma non vuole cedere le armi; è fiduciosa nella ricerca scientifica che continua ad andare avanti e che non demorde, provando sempre tentativi nuovi per sconfiggere questa brutta malattia.
Questo libro “vigile”, dal titolo Ti tengo d’occhio gode della prefazione del prof. Gilberto Pizzolato, Ordinario di Neurologia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Trieste e Direttore del Centro Interdipartimentale per le Neuroscienze (BRAIN) della stessa Università, e dell’introduzione del prof. Giuseppe Pastega. L’opera, impreziosita da una raffinata veste grafica, corredata dai dipinti della stessa Daniela Zampirollo, è nata con lo scopo di diffondere la conoscenza della malattia del Parkinson. Nelle ultime pagine viene riportata poi una dettagliata descrizione scientifica sul Parkinson a firma del ricercatore Stefano Gustincich, professore associato in Fisiologia all’International School for Advanced Studies (SISSA) di Trieste.
Viene spontaneo un commento di lode all’autrice, che lotta strenuamente, sia per aiutare se stessa che per incoraggiare gli altri ammalati, dimostrando sempre quanto vale la pena di vivere questa esistenza, a qualunque costo."