Metrolieder di Barbara Codogno, poesie collana Aneliti, Apogeo Editore,Barbara Codogno compone una colta e popolare suite di antiliriche sulla solitudine, componimenti poetici, Aneliti nuova serie

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Barbara Codogno - Metrolieder

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Marca Collana Aneliti
Codice Autore: Barbara Codogno
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Prefazione di Cesare Lamantea:

Non ci si può fermare alla prima lettura delle Poesie di Barbara Codogno, perchè la prima lettura lascia spiazzati e interdetti. Cosa sono queste "Poesie"? Sfoghi? Provocazioni, che iniziano dalla fotografia in copertina? Attacchi al pervenismo? Forse c'è un pò di tutto questo, ma c'è dell'altro. Prima di tutto c'è il rock, il rock acido, aggressivo e realistico del paesaggio urbano notturno, come nel testo ispirato alla canzone "Take a walk on the wild side" ("Fatti un giro sul lato selvaggio") di Lou Reed, dove si sente anche un eco di Bukowski che scriveva: "una poesia è una città dove Dio cavalca nudo/per le strade come Lady Godiva/dove i cani latrano di notte". E' rock la scrittura ispida di testi come "Le regole del gioco" o "Alchimia" dove il basso, il degrado si elevano verso l'alto per cercare un'impossibile redenzione.
Ma c'è anche una notevole ricerca linguistica che trasforma le paronomasie di "Sillabario" ("rettili letti lutto/di ventri vuoti esasperati fasulli.") in arditi rimandi analogici alla vita e alla morte. O il misuro gioco linguistico e concettuale sulla parola "desiderio" in "Arida".

Poi c'è una corporeità esplicita, anche violenta, "Solo umiliato/il mio corpo/riesce a sentirsi vivo/ asfissiato", la corporeità di una sessualità che vede la donna solo apparentemente sottomessa al maschio, ma in realtà in posizione dominante e che sempre controlla il gioco dell'eros: "Sono nuda e aspetto//Indosserò mansueta la maschera che mi porterai,/il volto velato della bestia/ pronta a divorarti" e a volte si trasforma in vampiro: "Tra soffici lenzuala/e vestaglie da bordello/ non mi vedrai sfiorare.// Mi nutro del tuo sangue". La donna smaschera le finzioni, odia l'ipocrisia "Non cercare nel mio volto/l'espressione cara e sincera./Non è con il volto malato/ che sono riuscita a sedurti" ed è consapevole del ruolo che deve ricoprire "Ma io questo so fare/mentire, ingannare".
Ecco allora che, per uscire da stanze claustrofobiche che somigliano a tombe dove domina l'incomunicabilità, la possibilità di prendere "una scala per il cielo", come cantavano i Led Zeppelin in "Stairway to heaven", risiede nell'accettazione, anche ironica, della propria dannazione, per arrivare ad una sorta di imperturbabiltà: "In fondo sono una canaglia/e non mi costa nulla al pianto".  





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