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Un paese di pianura, il ventennio nero. Il matto Dioblù se li ricorda quei mesi, ma per lui eran fatti solo di poche cose: sua nonna Giacoma che fuma le sigarette Burley alla finestra, la maestra Gorini che lo boccia perché scrive con la mano sinistra (quella del diavolo) e poi quel giorno di aprile, quando vede scritta sul muro una filastrocca che ha un ritmo bellissimo. Dioblù non sa cosa vuol dire ma comincia a gridarla per le strade, poi a scuola, e perfino in faccia a un gerarca in divisa: "Crepin duci e principati dei governi sciagurati, muoia tosto e così sia re d'Italia e d'Albania. Verrà spedito, come ribelle all'autorità patria, all'istituto di correzione San Pancrazio. Quando torna in paese la guerra è quasi finita e tutto è diverso, ma Dioblù non si preoccupa della distruzione che lo circonda perché ha trovato tra le rovine del San Pancrazio la macchina che secondo lui dovrà salvare il mondo: l'autopompa Titania...