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Cristina Finotto è nata a Cavanella d'Adige (Ve) nel 1959.
Nel 2004 pubblica la sua prima raccolta di poesie "I viaggi del cuore", edita da Apogeo.
Prefazione di Cesare Lamantea:
E' fortemente evocativa la parola di Cristina Finotto. Le immagini create partono sempre da suggestioni realistiche, per poi caricarsi di significati metaforici e simbolici. "Mani di ciliegia", "braccia d'edera", "coperchi di nuvole" sono esempi di espressioni ricercate e levigate che innalzano ciò che è quotidiano e vicino, verso il cielo del linguaggio poetico.
La poesia si costruisce in un costante rapporto tra un presente e passato luminoso nel ricordo, come nel primo testo della raccolta "Al campo di foirdalisi". Oppure nella speranza di un futuro che vinca le difficoltà dell'oggi, come in "Il mio dolore non è di carta". Il presente nelle poesie è inverno e silenzio e, con termine che rimanda a Cesare Pavese, tempo del "disamore". Il sole, l'azzurro del passato sembrano perduti per sempre, nel nero caffè mattutino che riassume, con un'immagine potente, lo stato d'animo della poetessa. Il dialogo costante con la natura circostante è intenso e profondo, come in "Terra non mia", dove la descrizione del paesaggio ferito del Delta fa scaturire, negli ultimi versi, un grido, al tempo stesso carico di rabbia e d'amore, per questa terra che la poetessa chiama "non mia". Poi vi è la casa come luogo voluto e costruito per far crescere gli affetti e maturare passioni, come quella dei poeti definiti, con una metafora significativa, "granaio del cuore".
Rimangono impresse poi nel lettore alcune figure di donne che vincono ogni difficoltà della vita, come in "Le donne del Delta" o le immagini gioiose e sensuale della donna libera de "Il cielo di Francia". Ecco allora che le donne, e con la loro poetessa, sono ancora capaci di ricordare, di sognare e di sperare, mentre gli uomini sembrano ormai lontani e chiusi nel loro silenzio. La rievocazione di ciò che è passato rivive attraverso il ricordo che si fa parola, come nelle due prose "Fiat 1500L" e "Quel piccolo bazar", dove domina la figura carismatica del padre. Ricordi di un mondo semplice e delineato nitidamente come una fotografia in bianco e nero, ricordi che donano un sorriso e un'indicazione per affrontare il futuro.